Ci sono due soli modi di conoscere le cose.

Farsele raccontare oppure farle.

Un poco come la vita.

Viverla o farla vivere agli altri.

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martedì 31 gennaio 2012

The Beach!

Sono in corsa contro il tempo! Oggi dicono che è l'ultima giornata utile prima dell'arrivo di una perturbazione! La costa ovest è già di per se stessa molto problematica e spesso piove. Ormai mi resta da vedere un breve tratto di costa, ma voglio vedere questo posto per bene prima di partire. Ottima scelta perché Trial Harbour, che di fatto era il vecchio porto di Zeehan, ha una spiaggia tra le più belle che io abbia mai visto! Non solo, il mare ha una potenza esagerata, con onde che frangono con un rombo e una cadenza continua favorite da un fondale che scende lentamente. Oggi il vento è assente figurarsi quando si alza!


Il piccolo avamposto avrà circa una 40ina di piccole casette per lo più non abitate. Un teschio di balena sul minuscolo lookout mi introduce alla pista a mare. La spiaggia mi lascia a bocca aperta! Una cosa che non avevo mai visto da altre parti. La profondità è impressionante, circa 200 metri! Le onde si susseguono in continuazione rullando sulla battigia per 50 60 metri! Tutto intorno, nonostante il sole, un phon di acqua di mare vaporizzata rende il paesaggio ovattato, quasi irreale. In spiaggia solo un'auto con una ragazza e la figlioletta che guardano surfare il compagno e l'altro figlioletto che non avrà più di 4 o 5 anni! Mi domando come faccia il piccolo! Un fenomeno! Guardo il tutto e penso che idea noi abbiamo della parola "spiaggia". Penso che idea abbiano i bambini d'oggi di questa parola e penso che siano ben diverse da quella che hanno questi due qui!


Percorro un chilometro sulla spiaggia e mi fermo. I colori sono bellissimi e alle spalle ci sono delle dune meravigliose. Sono veramente stordito da tutto questo e se qualcuno mi vorrà mai dire un giorno "Andiamo al mare che ci sono i lettini e l'ombrellone e la spiaggia è tenuta bene" per lo meno mi inventerò una scusa improrogabile!


Ma devo andare. Mi rimetto in moto lungo la costa che è una prosecuzione chilometrica di questa spiaggia. Arrivo sul finale a Strahan, la cittadina che si affaccia sull'immensa laguna del Macquarie, dove sfocia il Gordon River. Sono arrivato nel turismo di "massa". Ci sono le crociere sul fiume e un poco di movimento perché questa città è raggiungibile dall'interno per via asfaltata. Sono fuori dal Wild Wide West. Mi butto a vedere il finale a mare della spiaggia e poi vado con Carolina all'imboccatura della baia dove frotte di pescatori ci danno da matti senza grandi risultati. Da qualche ora si è annuvolato e comincia pure a fare qualche goccia di pioggia. Sarà dura domani. Ci sarà da penare, sicuro.


Penso al perché sono qui. Spesso ci penso. Mi vengono molti dubbi. Se ne vale la pena…


Stasera, mentre guardo le stelle in un silenzio assordante so perché sono qui. Almeno, per oggi, lo so. Dovevo essere su quella spiaggia, lasciare le mie impronte oggi in quel luogo. Saranno già state spazzate via dalla marea, ma per me, su quella spiaggia ci sono ancora e ci saranno per sempre.



TRIAL HARBOUR






















STRAHAN















lunedì 30 gennaio 2012

I Love Carolina!

Lascio definitivamente Sundown la mattina e mi dirigo ancora verso sud attraverso una strada polverosa che taglia su dei monti, come li chiamano qui. Appena entrato in uno degli innumerevoli parchi, in piena foresta vedo qualcosa di tondo che sta attraversando la strada. Un echidna! Fantastico, riesco ad arrivare in tempo e lui, invece di scappare, si appallottola! Ma questo è il primo che vedo con il pelo! Mai visti così! Dopo poco si muove e cammina veramente in modo dinoccolato! Veramente un "face to face" indimenticabile! Troppo bello!


Mi sciorino cento chilometri di questa strada bellissima, zero frequentata (una sola auto incrociata), che si insinua come un serpente sui monti. Zigzagando tra le colline e i boschi, in un saliscendi incredibile tra i 200 e gli oltre 400 metri, devo stare attentissimo a ogni curva che non spunti qualcuno. Si sale e si scende da una valle all'altra. Salite ripidissime e altrettante ripidissime discese. Alla curva numero 468 smetto di contare…la polvere finissima e bianchissima della consistenza del talco si appiccica e penetra ovunque. Il paesaggio è fantastico e finalmente arrivo quasi sul finale e prendo un ferry per attraversare un fiume largo una 50 di metri. Esperienza quasi ridicola con questo battellino per sole due auto che fa la spola a richiesta da una parte all'altra.


Cerco di arrivare sulla costa e al primo piccolissimo abitato di capanni con 4 vie di numero, riesco con una precisione millimetrica, a centrare in retromarcia l'unico palo messo li per indicare l'esplande, la via che da sul mare!


Naturalmente il palo non se ne accorge nemmeno, mentre Carolina se ne accorge, eccome!


"Cazzo sei proprio un fenomeno, anzi un pirla!"


Sfascio il parafango che è di plastica e ammacco leggermente il fianco! Sono di un mortificato incredibile.


Mi metto a riparare l'auto in emergenza, come sempre succede da queste parti. Nastro telato che è resistentissimo ed elastico e poi nastro da pacchi, incrociato sopra per evitare che la polvere possa fare staccare il nastro telato. Faccio qualche chilometro e controllo. Alla fine il tutto regge che è una meraviglia. Però sto male e mi passa piano piano quando arrivo a Zeehan. La città è stata un centro importantissimo durante la corsa all'oro e contava fino a 10.000 abitanti. Ora i 700 residenti sembrano spariti nel nulla. Rimangono dei palazzi bellissimi e un museo imponente che raccoglie cimeli e racconta i fasti che furono. Chiedo info sulle condizioni delle strade della zona. Non c'è nulla di aperto se non il pub e il piccolo supermercato.


Mi butto su un'altra piccola strada e mi ritrovo verso sera in un minuscolo camp ground dove ci si sta appena in 3 auto.


Svuoto la macchina e cerco di liberarmi di più polvere possibile. Alla fine più o meno ci riesco ma ora sono io che sono completamente impolverato!


Mi guardo intorno e vedo che sono circondato dal verde e sopra a una scogliera! Il mare butta di grosso e noto un sentiero appena dietro Carolina. Faccio venti metri venti e c'è un torrente con acqua dolce che va a morire a mare! Mi butto dentro una pozza sotto una cascatella mentre l'oceano a 50 metri ruggisce di brutto. Bella doccia naturale d'acqua dolce e comoda.


Mi sento meglio e mi cala la tensione. Rimetto tutto dentro e mi preparo per la notte. I vicini si presentano e si fanno due chiacchiere. Sono stanco e anche malconcio per tutta la giornata che ho avuto e guardo quasi con tenerezza Carolina e sorrido.


Siamo molto simili io e lei in fondo, sotto alcuni punti di vista. Abbiamo una certa età e magari abbiamo fatto i sedentari per molto tempo. Abbiamo battuto sempre le solite zone in beata tranquillità, senza troppe preoccupazioni. Poi a un certo punto ci siamo messi a viaggiare per vari motivi. La vita comoda, gli stessi posti ci stavano stretti. Avevamo voglia di percorrere delle piste nuove. Eravamo stati progettati per questo. Da allora di strada ne abbiamo macinata tanta e abbiamo visto un bel pezzo di mondo. Non ci siamo risparmiati e ci siamo dati completamente. Magari questo ha comportato che la sorte o qualche distratto pirla come il sottoscritto, ci abbia dato una bottarella più o meno grossa. Qualche volta molto grossa, quasi quasi da portarti allo sfascio.


Ora ci ritroviamo con un rattoppo, una parte non originale, qualche graffio, un poco di ruggine e magari qualche pezzo in meno…però…camminiamo ancora!


Già! Non abbiamo lo spunto di una volta, la potenza si è ridotta drasticamente, scricchioliamo e sobbalziamo a ogni buca e arranchiamo un poco sulle ripide salite ma…andiamo…ancora…


I chilometri percorsi sono tanti, ma davvero tanti eppure non pensiamo di aver finito la corsa. Ooohhhh!, non è che siamo indistruttibili, ma diciamo che siamo un articolo che è stato progettato bene. Con alcuni difetti certo, ma che dura nel tempo e funziona, bene o male, a lungo. Si insomma, potremmo anche schiantare da un momento all'altro ma, in fondo, non avremmo deluso le aspettative. Anzi, forse le aspettative le abbiamo superate e senza troppo chiasso siamo ancora qui a sbuffare, arrancando sulla strada non fermi in garage. Non abbiamo da dimostrare nulla. Abbiamo semplicemente voglia di andare avanti e macinare ancora tutti i chilometri che ci concederanno.


Finché ci saranno strade da percorre, luoghi da visitare, cose da vedere, animali e persone nuove da incontrare, polvere da respirare, mare in cui tuffarsi, vento da tagliare, raggi di sole da incrociare, stelle e lune sotto cui dormire noi ci saremo…sempre, per poi ricominciare da capo, un'altra volta.


Ti amo Carolina.




























Appendice.


Il giorno dopo ripassando per Zeehan, che dista appena 20 km e tappa obbligata mi fermo a comperare del pane fresco. Sto per andarmene quando arriva un'auto. La guardo distrattamente e vedo che ha esattamente un solo bozzo come quello di Carolina! Che sia stata vittima del palo pure lei?





sabato 28 gennaio 2012

Sundown...

Stamani voglio fermarmi da queste parti, voglio godermi questo pezzo di costa.


Appena alzato mi accorgo che qualcosa mi sta ravanando nei così detti!


"Aaaazzzzo è"!


Controllo e salta fuori l'intruso lungo un 3 cm buoni che se se la svigna veloce nell'erbetta a nascondersi! Se ha dormito con me, non me ne sono accorto! Controllo per sicurezza che tutto sia in ordine…perfetto!


Mi faccio un bel caffè e torno dai ranger per chiedere info su una traccia. Constatato che è inaccessibile scopro che un piccolo parco nazionale dista appena un paio di chilometri da dove ho campeggiato io! Non era segnato da nessuna parte e nemmeno c'erano cartelli! Strano, penso!!! Non è strano per nulla invece!


Ci scopro un camp ground bellissimo sulle rive di un fiume con 4 o 5 auto! Non si paga! Ecco perché sono tutti qui! Io c'ero andato semplicemente per vedere delle incisioni aborigene di 5000 anni fa che dovrebbero rappresentare il sole. Da qui il nome del parco, Sundown, appunto!


Cazzeggio un poco ma la giornata non è bella, sempre coperto. Arrivo sulla spiaggia dove ho dormito ed esplode il sole! Faccio alcune foto e scambio due parole con un uomo che sbuca dal nulla sul quad con cane appresso. Il caldo è insopportabile e lotto come un pazzo con un miliardo di tafani! Mai visti tanti. Mi dice che è normale, ma lui ha la muta addosso! Provo prima con della crema e poi con del repellente! Nulla, a loro non gliene frega nulla e riescono pure a pungerti nel di dietro attraverso il costume! Pazzesco! Dopo averne uccisi un centinaio buono mi butto in acqua a fare snorkeling. Appena esco eccoli di nuovo! Cambio posto e di nuovo nel giro di pochi secondi riappaiono. Insomma una giornata nel selvaggio si, ma inteso come tentativo di sopravvivere a queste belve assetate di sangue. Verso le 18.30, quando il sole comincia a diminuire di intensità, improvvisamente svaniscono. Mi lasciano un polpaccio, mezza gamba e il culo bucherellato! Bastardi!!!


Piazzo la mia auto su un ansa elevata del fiume perfettamente in linea con la foce e vado sulla spiaggia.


Non c'è nessuno, solo un uccello nemmeno tanto socievole. Il sole splende ancora e la spiaggia viene percorsa da onde lunghissime e continue che rullano una dietro l'altra in modo curioso. Mi incanto a vedere i soli disegnati sulla scogliera da un anonimo uomo di 5000 anni fa. Anche lui, prima di me, è rimasto impressionato da questo sole che scende all'orizzonte. Da questa luce, da questi riflessi, da questo luogo…


Sundown…sta scendendo…spettacolo!


Lo guardo, guardo i segni incisi nella pietra e rimango stordito da un brivido…e li sfioro e poi li tocco delicatamente!


Tocco i circoli con la mano aperta e le palpebre semichiuse. Tocco il sole! Seguo con un dito uno dei cerchi…Sundown…stupendo. Sono qui ad ammirare questa meraviglia che mi ha rapito. Sono qui è non mi è nemmeno venuta l'idea di scattare una foto tanto ero coinvolto da quello che sentivo. Forse come l'anonimo artista di 5000 anni fa sono stato travolto da qualcosa più grande del mio stesso essere. Forse mi sono fuso con l'ambiente circostante anche solo per pochi minuti e mi sono sentito parte di tutto questo. Il mondo ero io e lui era in me, non aveva ragione di essere una foto. La foto più intensa, l'esatta rappresentazione di tutto ciò è qui da 5000 anni ed incisa in queste pietre inclinate…ogni altra cosa sarebbe superflua, inesatta e parziale.


Sundown…e lui ormai è sceso, se ne è andato, lasciando lo spazio a uno spicchio di luna e un miliardo di stelle…